[FSU Phoenix Secret Files]
Novembre 2004.
Dopo la fine delle avventure vissute alle prese con il programma olovisivo DreadZone, la vita sullincrociatore stellare Fenice scorre tranquillamente.
Almeno fino a quando due ufficiali non si scazzottano in Plancia...
Che fare?
Punirli o chiudere un occhio in nome di ciò che turbina nel petto?
Code: [ FSU-SIP-CSP-323-2004 ]
Author: [ Captain Sasha ]
TRA RUOLO E SENTIMENTO
[...]Oggi è stata completata la Missione Renforce, [...] tuttavia ho anche perduto tre miei fidati sottoposti: lUfficiale Addetto alle Comunicazioni Skid, il Comandante Ratchet e lUfficiale di Seconda Classe Kinomiya. Il primo è stato trasportato in infermeria con urgenza in seguito ad una violenta lite degli altri due ufficiali. Non mi sono noti né il motivo né lo svolgimento dei fatti [...] Riconosciuti colpevoli di quanto commesso, in seguito a spontanea e sincera confessione, il Consiglio Disciplinare degli Ufficiali da me presieduto, grazie ai poteri conferiti dallo Statuto della Flotta Stellare Unita ha deliberato [...] la punizione ritenuta necessaria di infliggersi un danno pari al dolore percepito dallUfficiale addetto alle Comunicazioni, seguito da numero quindici giorni di reclusione nella zona detenzione[...]
DAI VERBALI DEL CONSIGLIO DEGLI UFFICIALI
FSU FENICE, 20 NOVEMBRE 2004
Come faccio a dimenticarmi di questo scontro?
Pure adesso che riguardo questo file, niente più che una misera dichiarazione battuta al computer, non riesco a non pensare a quanto successe, quasi fosse un filmato nitido davanti ai miei occhi...
Eravamo appena tornati dalla Missione Renforce: a Blackwater City i disordini erano scoppiati un po ovunque in seguito alla scomparsa del Sindaco del pianeta, e la polizia locale non riusciva più a gestire le bande di microcriminali presenti in città. La guerra fra bande rischiava pericolosamente di sfociare in una guerra civile, così inviarono più navi in rinforzo, e la Fenice fu una di esse.
Furono due settimane di ferro e fuoco nella città, ed anche tra gli uomini serpeggiavano il malumore, il nervosismo, la tensione di girare langolo e trovarsi bombardati da una serie di sassi e proiettili vari.
Di questo, però, non me ne accorsi subito...almeno, non di quello che serpeggiava tra i miei diretti subordinati. Fu un errore non da poco, viste le conseguenze.
A quellepoca non avevo ancora inquadrato bene il carattere di Takami. Era sempre così taciturna, sempre sulle sue. Professionale, fredda. Era capace di completare una missione e rinchiudersi nel suo alloggio per ore a progettare qualche modifica dellassetto della nave, a simulare qualche manovra, a modificare o crearsi armi o gadget...pareva quasi che gli oggetti le parlassero.
Sapevo cosaveva passato, lavevo vista riprendere la voce, lavevo vista cominciare la sua scalata lampo, devo dire ai vertici dei ruoli della FSU. Devo ammettere che per certi versi la temevo: si gettava a capofitto in qualunque missione, e ne usciva quasi rilassata solo dopo averla portata a termine, e con un sorriso soddisfatto dopo aver ucciso chiunque si trovasse davanti e che non rientrasse nella categoria amico. Tuttavia non immaginavo che portasse rancore per così tanto tempo...soprattutto verso Ratchet.
Erano stati compagni nella DreadZone anzi, era lì che si erano conosciuti ed avevo avuto modo di vedere quanto fossero efficienti insieme, quei due. Sapevo che Ratchet, sebbene la considerasse una sorta di sorella e le volesse un bene dellanima, da testa calda qual è si divertiva a stuzzicarla, a spingere la sia pazienza fino al limite estremo.
Devi dominarti...non puoi mica arrostire mezzo equipaggio se ti scappa la pazienza! le diceva.
Tsk! Non credetti alle mie orecchie quando glielo sentii dire per la prima volta...Ratchet che la istigava alla calma quando lui era il primo che perdeva la pazienza per un nonnulla. Era comico...
Dicevo...Ratchet aveva il vizio di spingerla al limite estremo.
Nonostante fossero stanchi, lo fece anche quella volta.
«Andiamo, non sarai mica stanca?»
«Nooo...del resto, come si fa ad essere stanchi dopo aver solamente parato il culo per due settimane, ventiquattrore al giorno, ad un Lombax che il neurone lha rinchiuso in cella e buttato via la chiave?» aveva un tono sarcastico.
«Siamo già carichi?»
«Sono solo stanca. Non ho voglia dei tuoi giochetti» tagliò corto lei.
«Sì, siamo già carichi...ma come diavolo pensi di poter andare avanti con quel caratteraccio?» andò avanti Ratchet. Non aveva un tono ostile, eppure sembrò urtarla.
«A botte, come ho sempre fatto»
«Non è quello il modo...arrostire chi ti fa arrabbiare non è mica il sistema!» eccola, la frase famosa.
«Non sarà il sistema, ma ti ha salvato la pelle due volte ieri, e tante altre nelle due settimane prima! Quindi fammi il favore di lasciarmi in pace!» aveva sbottato, avviandosi verso il suo alloggio.
«Takami...»
Si girò, rimanendo in silenzio. Pensai che Ratchet le avrebbe detto qualche parola per calmarla
«Non è per vederti fare così che ti ho portato via dalla DreadZone»
«Ed allora perché mi hai portato via?» chiese Takami. Ricordo che il suo sguardo si fece più duro, come se si aspettasse una qualche offesa imminente.
«Perché ti credevo diversa»
Takami sorrise amaramente. Non intuimmo quanto questa frase lavesse offesa.
«Per tutti sono un mostro od una disgrazia. Per te cosa sono, eroe?» una domanda di difesa. Decisi di fermarli: pensai che non fosse bene che gli ufficiali si mostrassero in quello stato ai propri uomini.
«Basta, voi due! Siamo tutti stanchi, lunica cosa a cui dobbiamo pensare è riposarci!» dissi, cercando di rimanere autorevole. Poi mi rivolsi a Takami «Tu sei uno dei miei ufficiali, né mostro né disgrazia. Se così fossi, non saresti qui. Adesso vai nel tuo alloggio e riposa»
Lei fece il saluto, portando la mano destra alla testa
«Sì signora!» e se ne andò.
Di nuovo fredda, di nuovo seria. Come se niente fosse successo.
In realtà stava covando qualcosa. Ratchet laveva spinta in una zona in cui lei non riusciva a difendersi, glielo si leggeva negli occhi.
«Comandante Ratchet, a rapporto in Plancia. Adesso» dissi. Mentre gli altri si avviavano verso gli alloggi, lui mi seguì in Plancia. Non appena arrivammo, mi voltai verso di lui
«Esigo delle spiegazioni»
«Lho vista, nella DreadZone. Due volte soltanto, ma mi ha trasmesso i suoi ricordi. Quella di adesso non è nemmeno lombra di ciò che era!»
«E spingerla dove non può difendersi? Ti diverte tanto?»
«Deve superare quel trauma! In qualche modo dovrà farlo, e se i metodi tradizionali non funzionano, ci vuole la terapia durto!»
«E se perdesse il controllo?» ero preoccupata. Conoscevo le sue terapie durto...e non funzionavano molto bene!
«Non succederà. Riesce sempre ad arrivare al limite e tornare indietro...lo fa da quando mi conosce!» sorrise, con quel sorriso che già allora mi faceva cedere. E, puntualmente, cedetti.
«Stai attento, Ratchet. Non hai il mio permesso, ma bada che non succeda nulla più di una scaramuccia» dissi, poi confessai «Ai piani alti non piace molto Takami. A dirla tutta non piacete entrambi, ma tu sei un eroe universalmente riconosciuto, e non gli fa comodo espellerti.»
Lo vidi sorridermi e sgusciare fuori dalla Plancia.
Pensavo di aver risolto il problema. Ratchet si sarebbe attenuto ai miei ordini per quanto fosse possibile...sapevo bene quanto quel Lombax preferisse fare di testa sua e le cose si sarebbero risolte.
Ah, come sbagliavo!
La mattina dopo entrai in Plancia assieme allUfficiale Addetto alle Comunicazioni Skid. Di solito la Plancia non era mai vuota, ma stavolta...beh, stavolta gli Ufficiali si erano nascosti sotto la zona rialzata sopra la quale stava la mia poltrona - Pardon, la poltrona del Capitano -.
Davanti a me, due figure stavano lottando confusamente, rotolando prima sul piano, poi su una delle due scalinate che conduceva alle postazioni degli Ufficiali. Riconobbi Ratchet quando lanciò laltro giù per la piccola gradinata. E quando laltro si rialzò riconobbi Takami, furente.
«Fermatevi immediatamente!» gridai. Tzé, quelli nemmeno mi sentivano.
Vidi le mani di Takami illuminarsi di una strana luce blu, prima che si lanciasse nuovamente addosso a Ratchet, ma lui fu più svelto ad evitare lattacco lanciandosi sulla parete dietro di noi e sfruttare lo slancio per bloccarla. Lafferrò per la vita e caddero, ma lei sfruttò lo slancio del Lombax per scagliarlo con le gambe contro la mia poltrona.
Io e Skid eravamo scioccati, non riuscivamo a capire...
Takami nel frattempo si era gettata sul Lombax e lo aveva inchiodato a terra per le braccia. Ricordo che aveva gli occhi spalancati e lo guardava come se non lo riconoscesse. Un vistoso livido le si andava formando sopra il sopracciglio destro, e fu visibile solo quando caricò il pugno, ricoperto di quella strana luce blu.
Ricordo che mi fiondai a fermarla, aiutata da Skid. La prendemmo sotto le ascelle e la tirammo via da Ratchet. Non gradì, visto che cominciò a scalciare.
«Fermi! Lasciatemi!» gridò, dimenandosi come un demone.
«Ferma tu!» gridai «Esigo delle spiegazioni!»
Ma lei riuscì a divincolarsi dalla presa di Skid, in quel momento, e non le fu difficile liberarsi poi anche dalla mia. Il suo obiettivo era Ratchet, e voleva continuare quella zuffa. La vidi caricare nuovamente verso il Lombax a pugni chiusi, e lui fare altrettanto.
Skid si gettò in mezzo per fermarli.
Takami non si fermò: continuò la rotazione che aveva cominciato, la gamba destra tesa e parallela al terreno, diretta verso il viso del Lombax.
Nemmeno Ratchet si fermò - forse perché vide Skid solo allultimo - e mandò a segno il suo diretto allaltezza del petto di Takami.
Nessuno dei colpi andò realmente a segno, perché Skid li subì entrambi: il pugno lo colpì alla schiena ed il calcio nel costato.
Skid cadde a terra dolorante, tra loro due, ed io non ci vidi più dalla rabbia. Spianai le pistole dordinanza che avevo e le puntai addosso ai due contendenti.
«Non costringetemi a sparare!» sibilai. Forse per difesa, mi ritrovai contro due pistole, mentre sia Takami che Ratchet si tenevano sotto tiro a vicenda.
Ha! Se ci penso mi viene da ridere...per la prima volta in due anni, mi trovavo in una situazione tutti contro tutti: eravamo in tre, tutti con le pistole spianate e tutti con due pistole puntate addosso. Non avevo capito unacca di quanto era successo tra loro, ma avevo agito come fossero due pericolosi criminali. Ma, del resto, che altro potevo fare?
La fase di stallo durò un tempo imprecisato, poi ricordo che, lentamente, Ratchet abbassò le sue armi. Takami sembrò avere un capogiro: abbassò le pistole di colpo, facendo un mezzo passo indietro e portandosi una mano alle tempie.
Poco dopo, scosse violentemente la testa, come per riprendersi. Quando si accorse di Skid, ripose le pistole velocemente. Io non le riposi: non era quello il momento di riporle. Chiamai durgenza la Sicurezza e linfermeria dalla consolle di fianco allingresso: qualcuno sarebbe arrivato di lì a poco e avrebbe curato Skid.
Poveretto. Chissà che male gli aveva fatto, quel colpo combinato.
Ad ogni modo mi avvicinai ai due contendenti, fissandoli con astio.
«Le vostre armi, prego.»
Nessuno dei due si mosse finché, dopo un po, Takami non mi consegnò le sue pistole dordinanza.
Ratchet, allora la seguì. In quel momento entrarono alcuni robot della sicurezza e gli addetti dellinfermeria. In quel momento Takami si sfilò i guanti e li scagliò per terra, con rabbia.
I suoi guanti...già allora ci conservava di tutto. Armi, oggetti per il primo soccorso, gadget e chissà che altro.
Aveva capito quanto era successo?
Beh, posso supporre di sì, visto che la sicurezza non fece alcuno sforzo per portarla via. Tese i polsi, quasi annoiata, aspettando di essere ammanettata. Quasi fosse unabitudine.
Ratchet, invece, si privò delle sue armi molto lentamente, continuando a tenere docchio la rivale. Aveva timore di un colpo basso? Non lho mai capito.
Poi sparirono dietro la porta, ciascuno scortato da tre androidi.
Mi dispiaceva vederli in quello stato, e la lentezza di quel Lombax mi dava sui nervi.
Sul serio, per tre giorni fui indecisa se convocare il Consiglio Disciplinare o meno. Poi la coscienza del mio ruolo mi spinse a convocarlo. Ero Capitano: non potevo fare favoritismi se non volevo trovarmi con un ammutinamento in piena regola tra le mani.
Nel frattempo andai a trovare Skid più di una volta. Lui non voleva che convocassi il Consiglio Disciplinare, perché la riteneva uninutile perdita di tempo. Però aveva una costola rotta ed una incrinata, non potevo sottovalutare quel particolare!
Tuttavia agii secondo ciò che imponeva il mio ruolo: fissai il Consiglio per il terzo giorno dopo la dimissione di Skid dallinfermeria.
Li lasciai a macerare da soli, in isolamento, per tre giorni.
Poi mi presentai nella Zona Detenzione. Mi fermai solo quando arrivai alle ultime due celle, poste una di fronte allaltra. Erano le celle dove rinchiudevamo i tipi più pericolosi, ed erano protette da una rete a maglie fitte, una barriera laser ed un solido strato di vetracciaio.
Li trovai lì: Ratchet faceva avanti ed indietro come innervosito, mentre Takami stava seduta con la testa tra le ginocchia, cinte con le braccia.
«Menomale che siete due ufficiali!» sbottai «Menomale davvero!»
Nessuno dei due disse nulla: Ratchet si fermò, e Takami non si mosse minimamente.
«No, dico io: per queste risse da taverna abbiamo le sale simulazioni o, se proprio dovete farlo in questo modo, abbiamo le Sub-sale o le Stive!!! Invece no! In Plancia! Nemmeno il più idiota dei cretini sarebbe andato a menarsi in Plancia!!! Pregate di non essere espulsi per condotta disonorevole, perché allora giuro che vi abbandono su un asteroide e vi lascio lì a crepare!»
Okay, come primo sfogo non cera male. Adesso dovevo prenderli uno per uno. Mi rivolsi a Ratchet.
«E tu!» lo indicai, cercando di fissarlo il più duramente possibile «A te avevo dato la mia fiducia affinché chiudessi la faccenda senza far tanto casino! E tu che fai, genio? Una sana zuffa nellultimo posto che potevi scegliere!»
«Che significa?»
Mi voltai. Takami fissava alternativamente me ed il Lombax.
«Eravamo daccordo per chiudere la discussione cominciata ieri» spiegò Ratchet «Ma forse a Sasha non è piaciuto molto come è andata a finire»
«Eravate daccordo...» disse. Mi guardai un attimo con il Lombax, preoccupata, ma mi sorprese. «...capisco» e si sedette nuovamente «Cè qualcosaltro su cui siete daccordo, come può essere la mia espulsione, oppure dellaltro che devo sapere? No no, aspettate, non ditemelo. Preferisco il sapore amaro della sorpresa» a quel punto proruppe in una risatina isterica.
«Nientaltro. Nessuno pianifica nulla contro di te, qui» disse Ratchet
«Oh, vedo» disse ironicamente «Guarda, risparmia la recita. Me ne andrò non appena sarà finita la trafila del Consiglio...perchè sarà convocato il Consiglio Disciplinare, vero?»
Mi fissò. In quel momento quasi mi pentii di averlo convocato.
«Già» dissi, secca.
«Bene. Anzi, meglio. Perfetto, finalmente mi levo di mezzo. Grazie, grazie a tutti!» solo lultima frase fu carica di rabbia, e forse anche di odio.
Si dominava a fatica, potevo vederlo lontano un anno luce, ma si dominava. Chissà che pensava.
«È inutile che fai così, adesso. Perché non ti sei controllata prima? Un Ufficiale della Flotta Stellare non dovrebbe reagire come hai fatto tu. Avresti dovuto dominarti» dissi, piantandole lo sguardo negli occhi
«Oh, ma lho fatto» mi rispose «Non ho usato armi e non lho arrostito. Mi pare un buon livello di dominio, no? Ho cercato di evitare lo scontro finché la provocazione non si è spinta troppo in là. Forse chi era in Plancia in quel momento se la sente di testimoniare e potrà dirvelo. Ah, ma se non volete crederci fate pure. Io sono qui, non mi muovo. Non cercherò nemmeno di fuggire.» disse, alzando le mani e riabbassandole subito dopo.
Feci per andarmene.
«E Skid?» mi chiese Ratchet
«Una costola rotta ed una incrinata...ed un principio dustione sul petto. Non ho idea di come labbiate colpito per ridurlo così, ma non credo che gli abbia fatto molto bene. Spero che non si riveli troppo duro in Consiglio, perché sarà lui a formulare le accuse»
E me ne andai.
Già. Che dire?
Mi sentivo unidiota...era una loro faccenda.
No, invece! E che diamine! I casini si facevano sulla mia nave e loro erano così...così...
Bah! Non so nemmeno io che dire.
Comunque, il Consiglio si riunì una settimana dopo. Ricordo che Ratchet si rivelò un bugiardo migliore di quanto credessi, pur di non rivelare il vero motivo della lite...
La sala era piccola, ma abbastanza grande da contenerci tutti: io sedevo ad un banco semicircolare, ed avevo cinque tra gli ufficiali di grado più alto per parte. Dietro ad un banco alla sinistra del mio, cupo in volto, cera Skid e seduti ad un tavolo alla destra, dritto e lungo come quello dove stava Skid, cerano altri tre tipi, i testimoni. Di fronte a me, in un banco lungo e dritto, sedevano Takami e Ratchet, ai due estremi del tavolo loro assegnato.
Dopo un po Skid si alzò in piedi, aprendo così i giochi
«Capitano, sa perfettamente come la penso per questo Consiglio. Ma, se non le dispiace, prima vorrei sentire che hanno da dire loro» ed indicò Ratchet e Takami. Poi si rivolse a loro «Avanti, spiegate cosa vi è saltato in testa»
Si risedette, e si alzarono i due accusati
«È stata una mia idea» disse Ratchet «Ho creduto che potesse essere una buona terapia durto per scrollarsi di dosso quanto accumulato durante lultima missione»
«E cosa avrebbe accumulato di così negativo?» chiese uno dei miei collaboratori, una signora dalle sembianze di un airone dal piumaggio bianco ed argentato. Rispose direttamente lei
«Stanchezza, nervosismo, tensione, timore, una sana rabbia repressa verso una banda di bastardi che per poco non mi ha fatto la pelle. Al momento non mi viene in mente altro, ma so che potrei andare avanti per un po» aveva un tono pacato, piatto.
«Comunque, i fatti sono andati così: quando sono entrata in Plancia ho trovato lui ad aspettarmi. Mi ha provocato, ed io ho fatto la cazzata di rispondere. Non ci ho più visto, mi sono lanciata addosso a lui con il chiaro intento di fargli quanto più male potessi» spiegò
«Saresti arrivata ad ucciderlo?» chiese un altro mio collaboratore, quello seduto immediatamente alla mia destra. Le labbra della ragazza si stesero in un sorriso.
«No. Un cadavere non fa comodo alla fedina di nessuno...men che meno alla mia»
Dopo quella risposta il collaboratore non parlò più, ritirandosi a pensare. Era stata estremamente fredda in quella risposta, e rivelava un ragionamento privo di qualunque sentimento. Cazzarola, era una risposta da squilibrato mentale!
«Potete confermare la versione dei fatti espressa poco fa?» chiesi ai testimoni
«Sì» disse quello al centro, un Addetto alle Comunicazioni, facendosi portavoce «Non appena lUfficiale Kinomiya è entrato, labbiamo vista avvicinarsi al Comandante Ratchet. Labbiamo vista scambiare alcune frasi, ma non abbiamo sentito che poche parole sconnesse. Poi, improvvisamente, lUfficiale Kinomiya ha colpito con un pugno il suo superiore. Da lì la lite è degenerata, e noi ci siamo nascosti»
«Per quanto tempo è durata?» chiese nuovamente lairone.
«Dunque...lUfficiale Kinomiya è entrato allincirca alle sei e quarantacinque. LUfficiale Skid è stato colpito poco dopo le sette...è durato un quarto dora circa» rispose il testimone di destra.
«Mi basta» intervenne Skid, zittendo tutti. Chi era in piedi si risedette, eccetto Ratchet e Takami. «In qualità di parte lesa, chiedo la punizione che ritenete più adeguata. Personalmente, gradirei che sentissero il dolore che ho provato io, ma mi rimetto al vostro giudizio»
Ricordo che guardai Skid con gli occhi sgranati.
Avevamo discusso a lungo sulla pena da chiedere, e non era questo ciò che avevamo patteggiato!
Rimettersi al giudizio del Consiglio era pericoloso, anche se quel suggerimento riduceva i rischi!
Comunque, andò bene.
I membri del Consiglio sembrarono davvero affascinati da quel suggerimento, così lo accontentarono.
Lessi la sentenza quasi ridendo
«...pertanto, il Consiglio Disciplinare ha stabilito che i due Ufficiali Kinomiya e Ratchet si infliggano un dolore pari o superiore a quello inflitto allUfficiale Addetto alle Comunicazioni Skid in uno scontro che si terrà fra tre giorni, in privato, in un luogo che vi verrà comunicato al momento dello scontro. In seguito allo scontro sono stabiliti quindici giorni di reclusione, e con questo si ritiene la pena assolta»
Vidi Skid sorridere, e Ratchet lanciare unocchiata a Takami, che rispose. Volarono letteralmente scintille.
E mi preoccupai.
Tre giorni dopo fu comunicato il luogo dello scontro: la Sub-sala 3. Le Sub-sale sono luoghi posti nel livello inferiore alle Stive. Si possono definire come delle stive più piccole, da usare in caso di necessità. Visto che la 3 era vuota in quel periodo, fu scelta come luogo di scontro.
Visto che le regole non prevedevano lutilizzo di alcuna arma, si presentarono vestiti in un modo a loro congeniale...
Ratchet aveva ripreso la mise che indossava nelle sue prime avventure: un paio di pantaloni grigio-verde, un caschetto di cuoio ed una fascia pettorale. Takami, invece, si presentò con un top nero a fascia ed un paio di pantaloni attillati, entrambi neri con alcune righe rosa laterali, ed un paio di scarponcini che riprendevano il rosa delle rifiniture. Aveva le mani fasciate come se avesse dei guanti, in cui solo medio ed anulare erano fasciati fino in fondo.
«Ci siamo, quindi» disse Ratchet «Sei pronta?»
«Ovvio» e si portò nella più elementare delle posizioni di combattimento: gambe divaricate, ginocchia piegate, busto leggermente in avanti, braccia piegate con i pugni serrati.
«Bene, conoscete la pena» dissi «Io tornerò dopo»
Uscii dalla Sub-sala 3 e li chiusi dentro.
Quando tornai dentro la sala, alla fine della mattinata, stavano combattendo ancora.
Quello, però, fu lultimo momento: nessuno dei due poteva andare avanti per molto. Ma Ratchet, sicuramente più esperto di Takami, riuscì ad agganciarle le caviglie con i piedi e sbilanciarla in avanti. Svelto, aggiunse un montante che la colpì in pieno sotto il mento e completò il movimento con un calcio in rotazione, che la spedì definitivamente al tappeto.
Dentro di me gioii...in un certo senso, mi piacque vederla cadere a terra. Non che la odiassi, però...il fatto che aveva fatto a botte con Ratchet (il mio Ratchet, ci tengo a specificarlo) mi dava fastidio. Molto fastidio.
Nessuno avrebbe potuto giocare con il mio Ratchet senza che io lo approvassi, e quello...quello scontro non lo approvai per nulla.
Mi trattenei a stento, me lo ricordo bene.
Dissi loro che era tempo di tornare in Zona Detenzione, e li scortai lì con il debito gruppo di androidi della Sicurezza.
Non li degnai di attenzione per quindici giorni esatti, ma mandai da loro Helga affinché li rimettesse in sesto.
In fondo ero preoccupata per loro, e quando me li ritrovai davanti, una volta usciti dalla Zona Detenzione, li abbracciai per la felicità. In verità labbraccio fu un ripiego: avrei voluto aprirmi, almeno con Ratchet, e dirgli quante volte mi ero maledetta in quei venti giorni per quello che era successo...
...invece feci loro una chiacchierata, fu una critica collettiva a quello che era successo, ed infine Takami mi promise che avrebbe cercato di dominarsi di più, mentre Ratchet mi assicurò che avrebbe evitato altre terapie durto.
Poi, quando Takami se ne andò - la mandai via io con una scusa, lo ammetto - feci una cosa che avevo fatto una volta sola nella mia vita: lo baciai.
«Guarda che non vado a combattere la mia ultima battaglia» mi disse, ridendo.
«Infatti non ti ho baciato per quello» dissi
«Ah no?» chiese maliziosamente
«Questo erano le mie scuse per averti fatto ridurre così...» gli passai un dito sopra un livido ancora vistoso sulla guancia
«Oh, abitudine...quale eroe se la cava senza un graffio?» chiese, ridendo, poi si avvicinò «E poi, Sasha, sappi che le scuse di prima non erano sufficienti...»
Eravamo ad un soffio uno dallaltra, quando successe.
Come nel più classico dei film, Qwark entrò correndo nella sala ed io e Ratchet cademmo a terra per lo spavento.
«Ups! Ho interrotto qualcosa?» chiese, quasi con aria innocente. Lo avrei strozzato seduta stante, ma lui non mi diede il tempo di ribattere «Cè una nuova missione, Capitano! Ovviamente si richiede lintervento di un eroe...e chi meglio di me è più indicato per la missione? Certo, se non se la sente di mettere a repentaglio la mia preziosissima vita, può mandarci il mio sostituto, Ratchet...»
Facendo finta che non fosse successo nulla, uscimmo dalla sala doveravamo e ci dirigemmo verso la Plancia, tra una sparata di Qwark e laltra.
Ah, come mi mancano quei momenti! Indimenticabili...soprattutto per la faccia che aveva Ratchet nel momento in cui è entrato Qwark!
Alle volte vorrei tornare proprio indietro nel tempo...
...già...















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